Chi sono e con chi lavoro
Sono psicologa, mamma e libera professionista dal 2022 (iscritta all’Albo degli Psicologi del Veneto).
Lavoro con mamme nel rientro al lavoro (circa 3–18 mesi dopo il parto), quando dentro succedono due cose insieme: si torna “operative” fuori, ma si è ancora in piena trasformazione dentro.
Di solito i temi sono questi: identità, confini, carico mentale, sensi di colpa, fatica a chiedere aiuto, paura di non essere “abbastanza” né a casa né al lavoro.
Nel mio lavoro unisco il supporto psicologico con un pezzo importante del mio percorso: mi occupo anche di orientamento professionale e accompagnamento al lavoro (obiettivi, CV, colloqui, ricerca attiva), questo mi permette di tenere insieme la parte emotiva e quella concreta, senza ridurre tutto a “organizzazione” e senza trasformare tutto in “problema personale”.
Il mio modo di lavorare
Nel mio lavoro cerco prima di tutto di creare uno spazio in cui tu possa arrivare come sei, senza dover dimostrare niente e senza sentirti “sbagliata”. Di solito le mamme che incontro nel rientro al lavoro hanno la sensazione di dover reggere tutto: essere presenti a casa, performare fuori, non pesare su nessuno. Io parto da qui, con calma: da quello che stai tenendo in piedi e dal costo che sta avendo.
Non lavoro con frasi motivazionali e non ti prometto scorciatoie. Quello che facciamo insieme è più semplice (e più difficile): dare un nome alle cose, rimettere ordine, capire cosa è troppo, cosa è tuo e cosa ti stai caricando addosso per abitudine o per aspettative degli altri. E poi trasformarlo in scelte piccole ma reali: confini più chiari, richieste più pulite, priorità più sostenibili, meno colpa addosso quando dici “no”.
Per me l’ascolto è uno strumento importante: quando ti senti ascoltata davvero, diventano più visibili i punti in cui ti stai perdendo e anche quelli in cui sei già più forte di quanto pensi. Io ti accompagno con delicatezza, sì, ma anche con responsabilità: se qualcosa non è adatto a un percorso (per tempi, intensità o tipo di bisogno), te lo dico e troviamo l’opzione più sicura.
Se ti va, possiamo iniziare da una cosa molto concreta: mi racconti a che punto sei nel rientro al lavoro e qual è la fatica principale in questo momento. Da lì capiamo insieme qual è il primo passo sensato.
Credo che la connessione vera nasca quando ci sentiamo compresi sul serio e al sicuro. È la base su cui costruisco il mio lavoro: uno spazio in cui puoi portare anche le parti che di solito tieni “in ordine” per non pesare, per non deludere, per non complicare ulteriormente le cose.
Quando ascolto, non mi fermo alle parole. Mi interessano anche i silenzi, il tono, quel modo di dire “va tutto bene” mentre dentro è tutto tirato. Spesso, soprattutto nel periodo del rientro al lavoro dopo il parto, la fatica non è solo organizzativa: è identitaria. Ti ritrovi a essere la stessa persona, ma con un corpo diverso, tempi diversi, priorità diverse. E con una quantità di aspettative addosso che non si vede, ma si sente.
Nel lavoro insieme cerco un equilibrio: da una parte accoglienza e rispetto dei tuoi tempi, dall’altra concretezza. Mettiamo ordine, diamo un nome a quello che sta succedendo, capiamo dove stai stringendo troppo e dove, invece, puoi iniziare a fare spazio. A volte lo facciamo con parole molto semplici. Altre volte uso immagini, metafore e strumenti espressivi: non per “rendere tutto più bello”, ma per arrivare là dove il discorso razionale non basta.
Mi piace pensare al Kintsugi in questo modo: non come la promessa che “andrà tutto bene”, ma come la possibilità di guardare le crepe senza vergogna. Non per cancellarle, ma per capire cosa ti hanno insegnato, cosa ti hanno tolto e cosa può tornare a essere tuo.
E sì: cerco di essere una persona tenace ma in terapia non ti chiedo di esserlo sempre: ti aiuto piuttosto a distinguere quando la tenacia ti sostiene e quando, invece, ti sta chiedendo troppo… perché crescere non è stringere i denti all’infinito: è imparare a trattarti con più gentilezza, soprattutto nei periodi in cui stai già facendo tantissimo.
Come psicologa e come madre so che, in certi momenti, serve più di un consiglio: serve uno spazio in cui essere viste davvero.
Se ti va, raccontami cosa ti pesa di più adesso..
Possiamo partire da qui: mettere ordine in quello che stai vivendo e capire qual è il passo più sostenibile adesso.
Scopri i percorsi